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    Ma a te che te ne viene? 

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    Report dall’Assemblea al GB Vico di Ragusa

    Di Marta Cafiso

    Sabato 16 Aprile 2011

    Grande piccolo traguardo raggiunto dall’Istituto G.B.Vico di Ragusa: la prima assemblea tematica voluta ed organizzata a seguito del primo comitato studentesco nella storia dell’ex Istituto Magistrale. Non sono i numeri che ci interessa riportare (rifacendomi agli interventi degli ospiti della mattinata); sono esigui, se vi interessava, o se pensava di leggere questo “flusso di parole” a testimonianza del disinteresse che vige non solo al Vico, ma ovunque. Rispondere al disinteresse accusando il medesimo o, peggio, con altrettanto disinteresse era un rischio che gli studenti, quel 16 aprile, pesavano di correre, speravano di correre insieme. In tutto una trentina di persone, di cui poche avevano magari partecipato all’effettiva organizzazione, ma una trentina che ha scelto di rimanere. L’attenzione pare non esser calata durante gli interventi di Gianluca Floridia del movimento “Libera contro le mafie”, Giulio Pitroso (portavoce della redazione di Generazione Zero Sicilia) ed Elena Frasca de “Il Clandestino”. Micro interventi dai macro contenuti, relativi ad antifascismo ed antimafia; discorsi mirati “pro interesse” e “pro futuro”. Una scossa morale, come quella fornitaci in pillole nel corso del dibattito, è necessaria se vogliamo divenire ed essere responsabili delle nostre azioni, delle nostre posizioni; scomode? Anche, ma scelte contando sulla propria responsabilità.

    Due ore intense, occhi rapidi e orecchi focalizzati su ciò che si stava discutendo: un invito alla ribellione, contro la mediocrità ed il clientelismo, contro la mafia e il gioco sporco a cui, chi vuole rimanere nella propria terra, deve molto spesso adeguarsi, ammutolendo le proprie aspirazioni lavorative e di realizzazione personale.

    Parafrasando ciò che Immanuel Kant disse, “due cose ammiro nella vita: il cielo stellato sopra di me e la morale dentro di me”. Un breve excursus filosofico che vi permetterà di capire che per Kant la “morale” è traducibile quale “responsabilità”,”senso del dovere”. Più volte, durante l’incontro, abbiamo richiamato il tema del denunciare, dell’esporsi personalmente al fine di segnalare le pecche della nostra città: questo può avvenire solo se si da peso alla propria responsabilità, al proprio senso del dovere; essere e fare, fare per il bene, per la crescita nella legalità.

    Alla fine di quest’innovativa assemblea la domanda che ci poniamo, una domanda desiderosa di rivelare in maniera mirata un tassello di verità, è: ma a noi cosa ne viene?

    E ricordiamoci che rispondere è una presa di posizione, è senso del dovere, è la nostra morale.

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