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    Politica e giovani: due mondi opposti 

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    Di Luigi Munda

    Ai giorni nostri il rapporto tra giovani e politica è molto aspro e complesso; come dimostrano recenti sondaggi effettuati in parecchie scuole d’ Italia solo uno studente su cinque si informa e legge giornali, dato già di per sé sconfortante. Se prendiamo ad esame gli studenti che partecipano attivamente alla vita politica iscrivendosi a partiti, associazioni, organizzando manifestazioni etc., il dato scende drasticamente, infatti è solo 1 studente su 20 che ritiene la partecipazione attiva utile e necessaria.
    Il rapporto tra giovani e politica non è sempre stato così difficile, infatti negli anni immediatamente successivi alla seconda Guerra Mondiale, in un Italia annientata dal dolore e dalla crisi, furono proprio i giovani con il loro ottimismo e la loro energia a dare l’ impulso maggiore per una ripresa economica che avrà il suo apice nel così detto “ Boom economico”. Ed in questo periodo i giovani sono vicini ai partiti, tengono dibattiti, presentano nuove proposte.
    Si arriva così agli anni Sessanta, gli anni della contestazione, delle occupazioni e dei cortei. Sono anni difficili in cui i giovani non si affrancano né dalla politica, né dai partiti, anche se li ritengono troppo lenti nel recepire gli stimoli e le istanze delle nuove generazioni. Il ’68 rappresenta il culmine dell’attivismo politico giovanile, che man mano scemò sempre più, fino ad arrivare ai giorni nostri (fatta eccezioni per alcuni picchi).
    Le cause del distacco sono molteplici: i media, che non fanno altro che riempirci la testa di finti bisogni e falsi idoli; una classe dirigente che appare sempre di più priva di idee (non parliamo di ideologie o utopie, perché si rischia la lapidazione) e autoreferenziale; le istituzioni più che mai distanti e incapaci di interpretare le loro esigenze e i loro malesseri; insomma i giovani non si fidano più della politica, la ritengono sporca, corrotta e inaffidabile. I giovani si sentono “ricordati” da parte dei politici solo durante le campagne elettorali, hanno la convinzione di essere solo “ degli strumenti utili per dargli il voto” o per riempire “ le liste”. Di questo possiamo trovare un riscontro analizzando il numero dei votanti che diminuisce di anno in anno e l’astensionismo giovanile, che aumenta ad ogni tornata elettorale.
    L’unica soluzione a questo problema sarebbe quella di un risanamento sia etico che morale di una società che non trova più nei giovani la fiducia e la speranza di poter costruire un futuro migliore. L’ uguaglianza, il rispetto e la legalità dovrebbero essere i pilastri portanti di una società che non chiude le porte del mondo del lavoro ai giovani per dare spazio a degli ultrasettantenni.
    In conclusione l’unico modo per far riavvicinare i giovani alla politica è innanzitutto riavvicinare la politica ai giovani, permettendo loro di esprimersi ascoltando le loro proposte e dargli modo e motivo di sviluppare la convinzione che esiste ancora una politica “pulita” e corretta che si fa carico, sul serio, di trovare delle soluzioni ai problemi di un paese ormai allo sbando.

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