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Detenzioni giornalisti turchi, parla Giuseppe Giulietti 

Il 2 maggio a Piazza Montecitorio a Roma si sono riunite varie associazioni tra cui Amnesty International Italia, la Federazione Nazionale Stampa Italiana, Articolo 21, Casetta Rossa, NoBavaglio e tante altre, per esprimere la loro solidarietà ai 149 giornalisti turchi, arrestati dal regime repressivo di Erdogan. La gravità della situazione ha mobilitato la società civile verso forme di protesta pacifiche volte a difendere la libertà di stampa e a non far sentire sole le vittime della censura erdoganiana. All’evento era presente Giuseppe Giulietti, Presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana. Durante la manifestazione il Presidente ha espresso la sua vicinanza e quella della Federazione non soltanto ai giornalisti turchi, ma a chiunque si vede ridimensionato il suo diritto alla libertà di espressione e di pensiero. Durante la lettura dei nomi dei 149 detenuti turchi, siamo riusciti a fare qualche domanda sulla questione al Presidente Giulietti:

Secondo lei, il ricorso alla CEDU potrebbe essere un risvolto positivo sulla questione?
Qualunque strada deve essere praticata, ma comunque è l’Europa che deve far sentire la sua voce sul rispetto dei diritti civili e politici. Fino a quando Erdogan penserà di poter ricattare la Nato e il Consiglio d’Europa, temo che non ci sarà soluzione al problema.


Una Turchia con a capo una figura così autoritaria come quella di Erdogan, deve far paura all’Europa?

Qualunque figura autoritaria deve far paura all’Europa, anche Trump, Putin e i leader xenofobi e razzisti che si aggirano per l’Europa. Chiunque non rispetti le diversità deve far paura, qualunque sia il colore della sua pelle.


Per quanto riguarda la questione di Del Grande, secondo lei, come si sono mosse le istituzioni italiane?

Con forza, con determinazione, con il giusto silenzio, ma per fortuna tutto ciò è stato accompagnato da una pressione di popolo che ha consentito di illuminare il caso di Del Grande e di arrivare a una soluzione che è stata il frutto di tante energie positive: Governo, diplomatici ma per una volta, anche la società civile organizzata.

                                      Intervista di Youssef Hassan Holgado

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